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Insulino Resistenza: la Sindrome Metabolica e la Dislipidemia

Le patologie legate all’insulino-resistenza sono numerose e riguardano svariati organi e distretti corporei, apparentemente indipendenti tra loro. I processi patogenetici coinvolti sono interconnessi tramite relazioni complesse che si snodano nello scenario del metabolismo e della sua regolazione.

In questa sezione vengono discusse ed approfondite la Sindrome Metabolica (MetS) e la Dislipidemia.

Sindrome Metabolica (MetS)

La sindrome metabolica (MetS, Metabolic Syndrome) viene definita come un insieme di alterazioni metaboliche connesse all’insulino resistenza, che rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari (CVD), diabete, insufficienza renale e altre ancora.

I fattori predisponenti sono cinque, e la MetS viene diagnosticata qualora tre dei cinque parametri sussistano allo stesso tempo:

·  Circonferenza addominale (“waist circumference”) ≥ 102cm nell’uomo e ≥ 89cm nella donna;
·  Trigliceridi ≥ 150mg/dL;
·  Glicemia a digiuno ≥ 100mg/dL;
·  HDL (High Density Lipoprotein) < 40-50mg/dL;
·  Ipertensione sistolica > 135mmHg.

Nel 2002 negli Stati Uniti circa il 25% degli adulti di età superiore ai 20 anni e fino al 45% degli adulti di età superiore ai 50 anni erano affetti da MetS. Si stima che una proporzione compresa tra un quarto ed un terzo della popolazione mondiale sia affetta da sindrome metabolica e che questa stia interessando sempre più anche bambini e adolescenti.

I difetti metabolici che caratterizzano la sindrome metabolica sono riconducibili ad uno stato infiammatorio cronico di bassa intensità e pro-trombotico cronico predisponente alla deposizione di placche aterosclerotiche.

Le cause di origine della MetS sono molteplici ed eterogenee. Tra gli elementi eziologici più ricorrenti, si ricordano l’insulino-resistenza, una dieta poco equilibrata, sovrappeso, predisposizione genetica e sedentarietà.
Le persone che soffrono di sindrome metabolica spesso non presentano sintomi. In assenza di una sintomatologia specifica, quindi, bisogna porre particolare attenzione ai diversi fattori di rischio che possono predisporre allo sviluppo di questa sindrome.

Dislipidemia

Il termine dislipidemia identifica qualsiasi anomalia significativa dei lipidi presenti nel sangue.
Tale condizione espone il soggetto ad un maggior rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e di essere affetto ad angina, infarto miocardico, claudicatio intermittens e ictus.

Le dislipidemie rappresentano un gruppo di alterazioni del quadro lipidico che, purtroppo, affliggono gran parte della popolazione. Negli Stati Uniti, infatti, secondo un’indagine condotta tra il 2003 e il 2006, è risultato che circa il 53% degli adulti manifesta anomalie lipidiche.

Le dislipidemie si possono classificare come segue:

· Ipercolesterolemia: valori elevati di colesterolo;
· Ipertrigliceridemia: valori elevati di trigliceridi;
· Iperlipidemia: valori elevati sia di colesterolo che di trigliceridi.

La dislipidemia è, nella maggior parte dei casi, una malattia complessa, determinata dall’interazione di diversi fattori genetici ed ambientali che si combinano in modo diverso tra loro e da persona a persona.

A seconda delle cause, si possono distinguere due categorie di dislipidemie: le primitive (su base genetica) più comuni nel bambino e le secondarie (acquisite), più comuni nell’adulto e nell’anziano, che riconoscono l’intervento di errati stili di vita e abitudini alimentari come sedentarietà ed eccessivo apporto calorico.

Esiste una forte correlazione tra le dislipidemie e l’insulino-resistenza, considerata un fattore di rischio secondario che può incidere in maniera più o meno importante allo sviluppo di queste alterazioni.

Anche nel caso delle dislipidemie, non esiste alcun sintomo di per sé. Queste sono infatti considerate un fenomeno silente fino a quando non provocano patologie a livello degli organi bersaglio.

Rimedi

Sappiamo che l'alimentazione scorretta, il sovrappeso e una ridotta attività fisica sono fattori predisponenti l'instaurarsi delle patologie ivi trattate.

Possiamo facilmente comprendere quindi come l’esecuzione di un esercizio fisico regolare e l'adozione di un’alimentazione corretta ed equilibrata costituiscano approcci estremamente validi e consigliati per mantenere un adeguato bilancio del metabolismo energetico, prevenire l’instaurarsi dell’insulino resistenza e quindi di quella conseguente condizione di infiammazione cronica di bassa intensità che sta alla base di molte patologie.

Accanto alla modificazione delle abitudini scorrette e all'adozione di uno stile di vita sano, è possibile ricorrere all'impiego di sostanze utili impiegate come integratori. Tra questi ricordiamo il Mio-Inositolo, il Magnesio, l’Acido Folico e Acido Ferulico.

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